Centri Commerciali a Roma: Aspettando il Piano del Commercio tra "tristi" eredità del passato, manifestazioni del presente e certezze per il futuro

Le voci della crisi

Aprire o chiudere, questo è il dilemma di tante piccole attività commerciali. Restare aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ringraziando anche le manovrine di governo o chiudere per sempre, come per Confesercenti rischiano di fare in 65 mila attività entro la fine 2011.

In entrambi i casi comunque, facendo i conti con la crisi generale, quella degli acquisti che non si possono pagare a rate, di quanti non hanno più credito per vivere al di sopra delle proprie possibilità, e l’avanzare dei centri commerciali per tutte le stagioni, ancor di più in quelle fredde e piovose.

Cattedrali dello shopping che diversificano poco l’offerta, non concedono spazio al piccolo, all'artigiano, alle imprese coraggiose, e replicano all’infinito il monopolio di catene e franchising in megastrutture che continuano ad aprire in una città satura da tempo, con effetti e ripercussioni evidenti sull’economia della città, anche quando non mandano in tilt il traffico.

Una triste eredità del passato che a quanto pare continuerà a fare danni anche nel futuro, visto che l’approvazione dell’atteso Piano del Commercio per pianificare la distribuzione di grandi e piccole strutture commerciali nella Capitale, del quale ancora ignoriamo le concessioni definitive, comunque non prevede lo stop alle mega-strutture e a nuovi centri commerciali per le “strutture già approvate”.

Ovvero 16 centri commerciali che si aggiungeranno ai 22 già esistenti, dai 10.000 metri quadrati in una via di Valle Aurelia carente di infrastrutture, a 38.000 in località Massimina, passando per i 14.000 in via Prenestina o i 19.000 in via di Selva Candida. E questa è una triste certezza per il futuro.

A questo proposito a scendere in strada come tutti e in Piazza Farnese con gli imprenditori della Cna di Roma, per manifestare il loro dissenso, lunedì 21 novembre saranno artigiani e commercianti provvisti di "Una chiave per tenere aperta la porta del futuro" e tutte le chiavi simbolo dei negozi costretti a chiudere.

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