Henri Cartier-Bresson a Roma: alla scoperta del suo sguardo completo

Siamo andati a spiare in anteprima la grande retrospettiva di Henri Cartier-Bresson che il Museo dell'Ara Pacis di Roma, ospita dal 25 settembre 2014 al 6 gennaio 2015.

Henri Cartier-Bresson (1908-2004) non ha bisogno di presentazioni. Uno dei più grandi fotografi del XX secolo, amatissimo ancora dai giovani. Per i suoi celebri scatti prevertiani. Dal "bacio" ai salti sulle pozzanghere parigine.

La mostra romana, che lo saluta a 10 anni dalla scomparsa, vi stupirà però. Perché finalmente conoscerete l'aspetto più globale di questo grande artista, troppo spesso manipolato dalla pubblicità. La potente retrospettiva a cura di Clément Chéroux assomiglia ad un'antologia cronologica e geografica.

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500 opere minuziosamente raccolte, dopo un lungo lavoro di ricerca e di studio nell’archivio del fotografo custodito da Magnum, che dal Centre Pompidou Musée national d’art moderne di Parigi, arriva ora in Italia. Il Paese in cui era stato "concepito".

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Il Museo dell’Ara Pacis di Roma offre come un lungo affresco 350 stampe vintage d’epoca, un centinaio di articoli di quotidiani, ritagli di giornali, riviste, libri manoscritti, film, dipinti e disegni.

Sarete quasi traditi se cercate sampietrini e riflessi. Baci rubati e scorci romantici. Vi troverete catapultati invece nelle immagini di guerra, di resistenza e battaglia politica. Reportage da cronista. Scatti polemici. Rivoluzionari e controrivoluzionari.

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Ma poi lo riconoscerete nei magrittiani ritratti baffi e bombetta di Bruxelles, o nelle biciclette di Paris, la pioggia e i salti su Gare St. Lazare, o i picnic sulle rive della Marna.

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Otto percorsi intrecciati, che riprendiamo dai nostri colleghi di clickblog: le prime fotografie (l'apprendistato, i rapporti con gli americani a Parigi, le influenze dei maestri e quelle hopperiane o surrealiste dei pittori, l'Africa), i viaggi fotografici (le erranti fughe in Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico), l’impegno politico (New York con Paul Strand e il Nykino group, Parigi con Jean Renoir e l’Associazione degli artisti e scrittori rivoluzionari come Sartre (AEAR).

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Poi la stampa comunista con Robert Capa e Louis Aragon, le guerre (il film sulla Guerra civile spagnola, l’attività durante la Seconda guerra mondiale del fotografo dell’esercito, prigioniero, fuggiasco, combattente della Resistenza, per documentare il ritorno dei prigionieri), la fondazione dell’Agenzia Magnum Photos, i reportage in Cina e in India, i funerali di Gandhi e la professione del reporter (il primo fotogiornalista a entrare in URSS dopo la morte di Stalin, poi Cuba), ed infine la fotografia dopo la fotografia (dalla fine dei reportage ad una fotografia più contemplativa ed il disegno).

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Vi perderete. Inutile provare a resistere. Ma sarà un vortice che passa dalla Storia al sogno. E se riconoscerete più la Grecia di una Roma pasoliniana non vi turbate. Fa parte della mostra, che se lascia l'amaro in bocca, forse non dipende da Bresson.

Henri Cartier-Bresson a Roma

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