Eredità di Alberto Sordi, la legge tutela la sorella: guai per l’autista, l’avvocato e il notaio

Si fa luce sul caso dell’eredità Sordi e sul raggiro ai danni della sorella.

Secondo la Cassazione l’eredità non spettava all’autista storico di Alberto Sordi e dovrà, dunque, restituirla alla sorella del grande attore scomparso. Si tratterebbe in tutto di 400 mila euro (siamo sicuri?). In più, dovrà andare via dalla villa di Caracalla dove viveva.

Il raggiro sarebbe stato confermato e per Vincente Arturo Artadi Gardella, è ora di uscire di scena dimenticandosi ogni tipo di rapporto con Aurelia Sordi, che oggi ha 95 anni e con la servitù presente all’interno della storica dimora.

L’autista sarebbe riuscito, sfruttando l’età avanzata della donna, a farsi nominare procuratore generale di tutta l’eredità di Sordi e, quindi, la legge è intervenuta, rendendo il provvedimento esecutivo all’istante. Le misure disposte dal tribunale del Riesame a marzo scorso, dunque, sono diventate effettive da quelle interdittive a quelle patrimoniali e l’uomo, di origini peruviane, finisce nel peggiore dei modi i 23 anni di servizio nella villa di via Druso.

Provvedimenti dello stesso tipo, inoltre, erano stati chiesti per l’avvocato Francesca Piccolella e per il notaio Gabriele Sciumbata. Entrambi erano accusati di aver formalizzato gli accordi senza valutare il fatto che Aurelia Sordi, avanti con l’età, poteva non essere in grado di prendere una decisione di questo tipo. E’ confermato del resto, che lei soffre di demenza senile.

Per quanto riguarda Artadi, dovrà restituire i 400mila euro che aveva ricevuto per lasciare il posto di lavoro, al notaio saranno sequestrati 10.484 euro e 18.400 euro che aveva intascato con l’avvocato Francesca Piccolella a titolo onorario, dopo aver stipulato l’atto per Artadi. Non saranno però interdetti dalla loro professione. Per il caso Sordi, comunque, è stato chiesto il rinvio a giudizio per altre dieci persone.

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