Diritto di oblio: il Comitato Consultivo di Google passa anche a Roma

Siamo stati alla conferenza all'Auditorium del Comitato Consultivo (Advisory Council) di Google e vi raccontiamo cosa abbiamo capito, provando a fare un po' di chiarezza.

Lo scopo di Google è ufficialmente quello di "discutere come il diritto all'oblio di una persona dovrebbe essere bilanciato con il diritto all'informazione del pubblico".

Il tema scotta, anche se è ancora piuttosto oscuro. Probabilmente un difetto è anche di proseguire a parlare di Diritto di Oblio, per cui molti continuano a confonderlo con la vecchia applicazione (per altro piuttosto relativa) legale già esistente.

I fatti invece sono piuttosto diversi. In osservanza alla recente (13 maggio 2014) sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, i cittadini europei hanno ora il diritto di richiedere la rimozione dai motori di ricerca, ad esempio da Google (ma significa principalmente e soprattutto, visto che Big G domina la nostra conoscenza) dei risultati relativi a ricerche che includono il loro nome.

La sentenza sul sig. Mario Costeja González, dunque, afferma una cosa determinante, che è il vero nodo cruciale di tutto questo dibattito:

Il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi.

Così, nel caso in cui, a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, l’elenco di risultati mostra un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore oppure, qualora questi non dia seguito alla sua domanda, adire le autorità competenti per ottenere, in presenza di determinate condizioni, la soppressione di tale link dall’elenco di risultati.

Eric Schimdt, il Grande Ford di Google, che abbiamo già ascoltato qui a Roma, fa da direttore d'orchestra, di un comitato piuttosto eterogeneo che "chiacchiera" sulla questione con altri esponenti del mondo italiano del web (questo è solo il secondo appuntamento del tour europeo, presto saranno tutti a Parigi).

Come sempre resta piuttosto asciutto e silenzioso. Google si pone quasi come parte lesa nella faccenda. Ma non si lagna. Giammai. Ascolta. Accetta. In altre parole cerca di capire dove e come rastrellare consensi anche in questa delicata situazione. La sua posizione ufficiale resta questa:

Al momento, abbiamo ricevuto richieste di rimozione (si dice circa 150mila - ndr) per ogni genere di contenuto: reati gravi, foto imbarazzanti, episodi di bullismo o di insulti online, vecchie denunce, articoli di giornale screditanti e molto altro.

Per ognuna di queste richieste, siamo tenuti a prendere in considerazione sia il diritto di un individuo all'oblio sia il diritto del pubblico di accedere all'informazione.

Desideriamo trovare il giusto equilibrio. Questo obbligo è una nuova sfida complessa per noi e vorremmo ricevere consigli sui princìpi che Google dovrebbe applicare per prendere decisioni in merito ai singoli casi. Ecco perché stiamo convocando un comitato di esperti.

La nuova sfida è appena iniziata, ma durante questo percorso ci piacerebbe sapere che cosa pensi di queste tematiche. Dopotutto si tratta dei tuoi diritti online e Internet rappresenta un grande luogo di confronto e discussione.

La sentenza, che è valida solo sulle versioni europee, ha costretto Google a piazzare un modulo per avanzare questa richiesta di rimozione dei link. Per ora Big G sceglie con un po' di arbitrio a chi dare ragione (siamo intorno al 50%) seguendo parametri troppo sfocati ed interpretabili sull'interesse pubblico della notizia o delle informazioni contenute nei link indicati dagli utenti.

Ecco perché anche da questo Advisory Council romano, la commissione "incaricata di studiare la soluzione", non emerge una precisa linea di condotta da rispettare. E' tutto molto "democratico", tutto molto "social", tutto molto bello e dialettico (l'unica conferenza stampa italiana dove il wi-fi funziona da Dio), ma alla fine ce ne andiamo con grandi punti interrogativi sulle fronte. Tutti.

Oltre al chairman di Mountain View, Eric Schmidt ed al suo braccio destro legale, David Drummond, ci sono personalità quasi "mitiche". Come il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, Frank La Rue, inviato speciale delle Nazioni Unite per la tutela del diritto alla libertà d'opinione, Sylvie Kauffman, direttore editoriale di Le Monde, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ex ministro della giustizia tedesco, Jose Luis Piñar, direttore dell'agenzia spagnola per la protezione dei dati (2002-2007), professore, Università San Pablo-CEU e il "nostro" (si fa per dire) Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell'informazione all'università di Oxford.

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Il gruppo si è limitato ad ascoltare. Eccetto forse proprio Floridi e Piñar, che hanno ben mostrato come all'interno del consiglio ci siano le posizioni diametralmente opposte (l'italiano contrario, lo spagnolo favorevole). Anche Wales è ovviamente contrario, ma in effetti non si capisce nemmeno quanto sia interessato alla faccenda. Troppo nobile per sedersi a quel tavolo. Almeno secondo il sottoscritto.

Più decisi gli interventi degli esperti invitati a "fare domande", che per lo più non hanno fatto, ma hanno detto (chi in inglese, chi in italiano) la "loro".

L'attacco più perentorio è stato quello dell'avvocato Guido Scorza, docente di diritto delle nuove tecnologie, giornalista, blogger, presidente dell'Istituto per le politiche dell'innovazione, che in parte ascoltate nel video.

"I governi hanno il compito di gestire i cambiamenti ma non dovrebbero farlo con le regole del passato. Il diritto all'oblio è contrapposto al diritto alla Storia (citando anche Erodoto di Alicarnasso ndr): più si espande il primo più si comprime la seconda. La cronaca di oggi è la Storia di domani: i fatti di cronaca sono tessere di un solo mosaico. Non credo dunque che la cronaca possa avere una scadenza. Togliere un contenuto dai risultati significa strappare l'indice dei nomi di un libro di Storia. Non tocca al motore di ricerca decidere della rimozione"

Massimo Russo di Wired quando non era impegnato a twittare foto dall'incontro, prudente ma comunque contrario, ha avuto il merito di provare a riportare i termini in ambito più tecnico, parlando di disindicizzazione, una parola orrenda, ma che ha un grande significato per chi conosce i meccanismi di Google e il modo con cui la gente si affida e fida del potente motore di ricerca. Detto fra noi: la seconda pagina di Google è già oblio.

Il professor Zeno-Zencovich, di Roma Tre, oltre a dare sfoggio della sua cultura, ha avuto il coraggio (?) di dire che questa sentenza è decisamente "politica".


Qualcuno però è apparso meno preoccupato (se non per le immagini online e per i "giovani"). Come Lorella Zanardo, membro della commissione parlamentare sui diritti e doveri su internet:

"Internet non è il mondo non esaurisce le informazioni a disposizione. Senza contare che per la memoria storica è più importante organizzare i dati piuttosto che preservarne enormi quantità. Ciò che può essere rilevante per un individuo può non esserlo per altre ragioni"

Il professor Oreste Pollicino della Bocconi ha cercato di fare chiarezza legale, ma in pochi hanno raccolto la sua sfida. Mentre Alessandro Mantelero professore del Politecnico di Torino e del Nexa Center for internet and society, ha lanciato una proposta (un po' macchinosa ci pare, ma almeno concreta).

"Il meccanismo non è nuovo esiste già in Europa come negli Stati Uniti. Se non c'è un interesse collettivo scatta infatti il diritto all'oblio: lo riconoscono anche i tribunali Usa. Sono dunque d'accordo con la sentenza nei suoi elementi fondamentali: la soluzione non può essere però un bilanciamento realizzato da una società privata. Altri soggetti, come i giornali, hanno le competenze. Google fa un altro lavoro e non conosce i fatti. La chiave per risolvere la situazione potrebbe dunque essere una disposizione legale che si concentri su una cancellazione temporanea del link. Se entro 30 giorni l'utente non si rivolge al Garante o al tribunale il collegamento viene mostrato di nuovo".

Onestamente ci è sembrato un incontro un po' inutile, seppur interessante e piacevole. Magari è mancata la presenza attiva di più responsabili dell'informazione online (a parte Russo, Riotta come sempre era in un suo mondo). I veri "cavalieri" che avrebbero dovuto partecipare a tale tavola rotonda.

In ogni caso aspettiamo. Possiamo dire ancora la nostra un po' tutti. Google offre un modulo da compilare online per ascoltare ogni parere. Tipico di Big G. Fare traffico anche in queste circostanze. Ci sta. Per esempio ci sembra evidente che esista da sempre un problema sulla tutela del copyright, che è molto più complicato da affrontare. Più che diritto di oblio, diritto all'originalità.

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Vediamo cosa partorirà il Comitato Consultivo. Floridi ha promesso che per il nuovo anno avremo una risposta definitiva. Ci piace credergli. Non vive in Italia.


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