Partorisce, uccide il neonato ed esce con gli amici con il piccolo morto in borsa

E' accaduto alla Magliana. Mesi fa. Ora il processo. Pensava di nascondere il cadavere gettandolo in un cassonetto, ma le sue condizioni di salute dopo il parto hanno portato alla luce l’ennesimo dramma, di una gravidanza inattesa e non voluta.

magliana



Una storia terribile, se è possibile ancora più tragica delle tante altre del medesimo tenore che, purtroppo, si apprendono sempre più di frequente. Ancora un caso di maternità non voluta e di una piccola vita gettata via, probabilmente, senza troppi rimorsi.

I fatti sono dello scorso febbraio. Solo ora si apprende perché la donna protagonista della vicenda, sarà processata dalla Corte d’Assise. Marika S., di venticinque anni, avrebbe partorito in zona Magliana per poi mettere in atto il suo piano per liberarsi del maschietto venuto alla luce.

Pare che la ragazza abbia tenuto segreta la gravidanza, per poi lasciar morire il neonato nel water. Subito dopo lo avrebbe nascosto in un sacchetto di plastica, messo in borsa, per portalo in un bar dove doveva incontrarsi con gli amici.

Non si era sentita bene, però, e giunta in ospedale per chiedere aiuto, aveva gettato il feto in un cestino del San Camillo, finendo poi per essere scoperta in breve tempo. Sulla giovane sono stati effettuati gli adeguati controlli sanitari, fisici e mentali ed è risultata assolutamente sana di mente (eventualmente solo fragile a livello emotivo), per cui i magistrati sono andati avanti studiando il caso e invitandola il prossimo 25 settembre a presentarsi sul banco degli imputati nell’aula bunker di Rebibbia. Per lei l’accusa è di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Il bambino pesava tre chili ed era nato vivo, contrariamente da quanto affermato dalla mamma. Il parto era avvenuto alla trentottesima settimana di gravidanza e la ragazza, in evidente stato confusionale, aveva pensato ad un modo “veloce” per liberarsene, secondo quanto hanno ricostruito i magistrati.

Gli esami sul feto avrebbero permesso di capire che respirava e non sarebbe deceduto per cause naturali. La tragedia è avvenuta la sera del primo marzo del 2013, quando Marika S. è arrivata in ospedale in preda ad una forte emorragia. Di fronte alle richieste pressanti dei medici su dove fosse il piccolo, alla fine non ha potuto non rivelare l’accaduto, ma ormai era troppo tardi per il neonato. Arrestata e piantonata al San Camillo, è stata poi trasferita in una casa per donne in difficoltà.

Ad oggi, a difenderla, ci sono gli avvocati Antonio Iona e Stefania Ciliberto, i quali dicono che: “Ha avuto un distacco improvviso di placenta accertato anche dalla procura - hanno sottolineato in udienza preliminare - e un immediato parto difficile. Neanche un’ambulanza con rianimazione neonatale avrebbe reso possibile la sopravvivenza. Lei ha avuto subito la percezione della morte del piccolo, nato cianotico”.

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