Stadio della Roma: Pallotta e Comune, si discute ancora, ma poi arriva il "sì".

Il presidente della AS Roma critica certe "garanzie" richieste dal Comune, e ovviamente per tutti è "rottura". Ma non è così. Anzi.

Pallotta "sbotta". Si sta accorgendo quanto sia tosta riuscire costruire un nuovo stadio a Roma. Dopo la pretestuosa guerra "ecologica", dopo altri soldi, altri interventi, altre promesse,
come l’inaugurazione in contemporanea dello stadio, della linea del metrò fino a Tor di Valle, dello svincolo sulla Roma-Fiumicino e del ponte sul Tevere dalla stazione di Muratella, poi l’adeguamento della via del Mare, la creazione del parco, c'è la nuova condizione.

Ci sarebbe una clausola rescissoria per la quale dovrebbe pagare 160 milioni di penale se cedesse lo stadio e gli uffici a soggetti diversi dalla società sportiva.

Intervenendo alla radio ufficiale Radio Roma, mister Pallotta, aveva dichiarato:

"A questi livelli c'è una problematica finanziaria, quindi c'è la proprietà e c'è il club. Sono società diverse ed è l'unico modo attraverso il quale si può finanziare un progetto del genere (...) Non ha alcun senso per il gruppo di proprietà vendere lo stadio dopo due anni, sarebbe assurdo.

Io voglio rimanere per almeno 20 o 30 anni, a meno che qualcuno non mi butti nel fiume. Questo tipo di accordo per lo stadio è la cosa migliore per la Roma, che attualmente paga 8 milioni di euro all'anno per l'affitto dell'Olimpico. Quando sarà costruito lo stadio i costi scenderanno a 2 milioni, quindi a beneficio del club. Non c'è nessuna speculazione in atto. Stiamo facendo tutto questo per la città, non solo per la squadra".

Come dargli torto? E' possibile, perché a Roma, capitale dell'abusivismo edilizio, dei pasticci periodici per ogni piano regolatore, dei palazzi svenduti ai potenti, dei restauri fasulli per rastrellare soldi dagli sponsor, quando si parla di abbandonare l'Olimpico, di proprietà del Coni, che succhia affitti e vomita traffico sulla città, ecco che tutti diventano paladini dell'etica architettonica.

Il nuovo stadio dunque non sarebbe proprietà direttamente del club ma della società statunitense As Roma spv Llc che, attraverso la holding Neep Roma, possiede la squadra. Un'equazione talmente evidente che non si capisce quale problema comporti. Come dire che Milanello non è del Milan, ma di Berlusconi. Anzi, di Mediaset. Boh..Il coordinatore della maggioranza Panecaldo ed il capogruppo del Pd D’Ausilio tuttavia ammettono:

"Ben conosciamo le norme e, come maggioranza, stiamo lavorando a clausole contrattuali che rendano efficace il vincolo di indissolubilità tra la società sportiva As Roma e lo stadio".

Ma aggiungono "piccati":

"Ridicolo sarebbe non fare il necessario affinché lo stadio sia vincolato alla As Roma. Per le istituzioni che difendono l’interesse pubblico ci vuole un po’ di rispetto".

Aggiornamento

Come avevamo previsto, mentre tutti straparlavano di "rottura", è arrivato poi l'ok della giunta, che di fatto ha ratificato l'accordo firmando la delibera, per poi dichiararlo in uno tweet:


Ecco il testo completo comparso sul sito del Comune:

La Giunta capitolina ha dato l'ok alla delibera che prevede il riconoscimento di pubblico interesse per il progetto preliminare-studio di fattibilità riguardante l’impianto sportivo dove giocherà l’A.S. Roma, situato nell’area dove attualmente sorge l’ippodromo Tor di Valle.

"Abbiamo detto 'no' al vecchio progetto- ha dichiarato il sindaco di Roma Ignazio Marino- perché ritenevamo imprescindibile che l'opera fosse servita dal ferro e che almeno il 50% dei tifosi potesse arrivare con i mezzi pubblici. Inoltre il nuovo stadio porterà 3.000 posti di lavoro nella fase della realizzazione ed altri 3.000 successivamente per il mantenimento dell'opera. Nei prossimi 10 mesi tra stadio, Metro C a Piazza Venezia, ponte dei Congressi e nuovo terminal a Fiumicino a Roma avremo cantieri per oltre 4 miliardi di euro. Un vero e proprio 'Sblocca Roma'".

La delibera, richiamando le norme della cosiddetta “Legge sugli stadi”, prescrive le condizioni per l’ammissibilità del progetto ed elenca una serie di vincoli per la realizzazione dell’opera. L’elemento centrale riguarda le opere. Il proponente, in base a quanto stabilito da Roma Capitale, dovrà compiere interventi di interesse pubblico per 195,25 milioni di euro ossia al servizio di tutto il quadrante e non solo dello stadio (a fronte di un totale di 320 milioni di interventi di interesse generale).

Queste le cifre del progetto nel dettaglio: 50,45 milioni saranno destinati al prolungamento della linea B da Magliana a Tor di Valle, 7,5 milioni per il passaggio pedonale tra la stazione Magliana della FL1 e lo stadio, 38,6 milioni per l’adeguamento/unificazione della via Ostiense-via del Mare, 93,7 milioni per la realizzazione della nuova viabilità tra l’autostrada Roma-Fiumicino e la nuova Ostiense/via del Mare, 5 milioni infine finanzieranno gli interventi per prevenire eventuali rischi idraulici nell’area e degli argini del Tevere in corrispondenza della confluenza del fosso stesso. Parte del contributo di costruzione, dovuto per legge, verrà obbligatoriamente destinato alla sistemazione del Parco sul Fiume Tevere. Si tratta di un’area di 34 ettari, con attracchi sul fiume e pista ciclabile fino al centro di Roma, che regaleranno ai cittadini di quel quadrante una nuova area verde. L’opera si sviluppa su 354mila metri quadri di superficie utile lorda (SUL). Rappresenta il limite massimo di compatibilità urbanistica dell’intervento.

Se i costi finali dovessero essere inferiori alle previsioni, le risorse disponibili dovranno comunque essere reinvestite in opere pubbliche da costruire nell’area.

Lo stadio rimarrà in uso permanente alla A.S. Roma per tutta la durata dell’accordo trentennale tra la società sportiva e il proponente. In base alla legge sugli stadi, non è possibile prescrivere l’obbligo della proprietà dell’impianto, ma il Campidoglio ha richiesto che l’accordo che regolerà il rapporto tra proponente e società sportiva sia indissolubile, pena la decadenza dei benefici della legge e la corresponsione per intero degli oneri previsti dalla normativa nazionale e locale. A ulteriore garanzia del rapporto tra proponente e As Roma è previsto il diritto di prelazione della società sportiva, in caso di vendita degli impianti.

Le infrastrutture dovranno essere pronte prima dell’apertura dello stadio, questo obbligo verrà inserito nella convenzione urbanistica che disciplinerà tutti i rapporti tra il proponente e l’amministrazione di Roma Capitale. Tutti gli obblighi derivanti dalla delibera verranno sottoscritti dal proponente in un’apposita convenzione che disciplinerà le fasi dei lavori e gli obblighi reciproci con una commissione di vigilanza che controllerà l’andamento dei lavori.

Le opere pubbliche verranno appaltate secondo le procedure di gara europee, garantendo quindi l’accesso alle imprese edilizie interessate a partecipare alle gare. Si tratta di un’opportunità per le imprese locali.

L’area dello stadio verrà progettata attraverso le moderne tecniche di safe design, in accordo con la Prefettura e le forze dell’ordine. L’intera area, compreso il parco sul fiume, verrà monitorata da un impianto di videosorveglianza, costruito a carico del proponente, che verrà collegato alle centrali operative delle forze dell’ordine.

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