A pensar male si fa peccato, ma, soprattutto in questa città, troppo spesso si indovina la verità. Passando per viale di Trinità dei Monti, dopo l’Accademia di Francia, direzione Pincio, ora si gode uno strano “nuovo” panorama.
Spettacolare sicuramente, perché non eravamo più abituati a vedere Roma anche da quel lato, diciamo che la “spiavamo” attraverso la fitta vegetazione che digradava verso il basso. Pini, abeti, palme. C’era un po’ di tutto.
Ora, dopo la tragica nevicata di questo inverno, è arrivata la buona scusa per potare, capitozzare e in molti casi “disboscare” lunghi tratti di verde. In ogni caso, oltre all’esagerato intervento, c’è una strana “radura” che ora sorge quale terrazza di terra, proprio in quel punto.
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Roma, 5 Maggio 2012. Un corteo di più diecimila partecipanti (secondo le stime degli organizzatori) ha sfilato per il centro, tra piazza Vittorio e piazza Santi Apostoli, manifestando contro la decisione del Comune di procedere alla vendita del 21% delle quote azionarie di Acea.
“L’acqua non si vende, l’acqua si difende”, “Roma non si vende. Difendiamo i servizi pubblici. Alemanno è contro la città”, “La ricreazione è finita, giù la testa”, “Fermare Alemanno e costruire la Democrazia dei beni comuni”. Questi alcuni slogan e striscioni tra i manifestanti del comitato Acqua pubblica, di Rifondazione comunista, Idv, Pd, Wwf, Legambiente, Cobas, Sel.
“Pensiamo che l’acqua e i servizi pubblici siano un bene importante della città - ha detto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - che non può essere venduto ai privati. Lo hanno detto con chiarezza i cittadini con il referendum, in un momento di crisi economica come questo ancora di più, non sono questi i momenti in cui vendere i gioielli di famiglia”.

Nei parchi di Londra sono così tanti e così abituati all’uomo che spesso si spingono fino ad afferrare il cibo dalle mani dei bambini. Ma anche a Roma, con un po’ di pazienza, è possibile incontrarlo nei parchi. Parliamo dello scoiattolo, uno degli animali selvatici piu presente nelle aree verdi della Capitale.
Dove bisogna andare per avere un incontro ravvicinato con questo simpatico roditore? Per chi non lo sapesse a Roma vivono diverse colonie di scoiattolo, sia del tipo europeo (ovvero quello con i peli arancione-rossiccio) sia del tipo americano (quello grigio, tipo Cip&Ciop, foto a seguire). Il gruppo più numeroso si trova a villa Ada, nella parte boscosa più lontana dalla presenza umana. In questa zona sono presenti sia gli scoiattoli europei che quelli americani. Soprattutto la mattina, ma non solo, standosene silenziosi e guardando in alto non è affatto raro incrociarne più di uno (più difficile, invece, incontrare le volpi, presenti anche nel parco del Pineto).
Altri piccoli gruppi di scoiattoli si trovano a villa Borghese (tipo europeo) e nel parco di Monte Mario (tipo americano) dove si confondono con la più numerosa colonia di pappagallini verdi… (Segue una foto del tipo americano).
Quando la scalinata più bella del mondo si veste di fiori, si rimane sempre senza fiato. Succede, per fortuna, ogni anno da più di mezzo secolo. Con l’arrivo della primavera. L’infiorata, è quasi un omaggio a Maggio, uno dei mesi migliori, forse il migliore, per visitare Roma.
Cinquecento azalee, essenze in vaso, cento in più rispetto all’anno scorso. Chi ancora non fosse passato a inebriarsi, si sbrighi, che stanno ancora sbocciando. C’è il clima perfetto, la temperatura ideale, la luce giusta (anche se in certi orari troverete meno ressa).
I fiori fanno capire che la Natura non gioca a dadi. E le meraviglie di questa città rappresentano una delle poche certezze che ancora, nonostante tutto, ci rimane: Innamorarsi a Roma, di Roma, in certi attimi eterni, sarà sempre possibile.
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Io vivo su questa terra e nella mia città con una gran voglia di trasformare in wow tutti gli hoooo delusi dallo scempio che perpetriamo sull’ambiente, nonostante da più di un quarantennio, l’Earth Day promuova in ogni angolo di mondo la sua filosofia green e l’esigenza di educare ad un presente più sostenibile, sperando di avere un futuro.
Imparo a rispettare la biodiversità come le altre differenze, a risparmiare risorse che non sapevo di sprecare, pulisco strade, parchi e spiagge come la mia casa, differenzio rifiuti che nessuno ricicla, coltivo relazioni e piante, insegno quello che imparo e pedalo senza mascherina, con la consapevolezza che lo smog ucciderà il mio corpo prima del mio spirito. Perché? Perché se questo non fa la differenza per il pianeta la fa per il mio stile di vita.
Per questo oggi, a tre giorni dalla 42^ Giornata Mondiale della Terra, mentre rifletto su come mi piacerebbe trascorrere questa giornata e tante a seguire, soprattutto su come mi piacerebbe questo pianeta, giro a voi la domanda, sapendo che a Roma come nel resto d’Italia non mancano le opinioni come non mancheranno le iniziative da condividere per Earth Day 2012.
Dal concerto di Villa Borghese alla meditazione pubblica a piazza Navona, sul litorale di Fiumicino per rimboccarsi le maniche, lungo il Tevere pensando ad un bene prezioso come l’acqua, guardando “One Day on Earth” sullo schermo del Nuovo Cinema Aquila. Magari, con i giovanissimi che hanno voglia di imparare dalla scienza divertente del Museo di Zoologia, l’educazione ambientale altrettanto ludica del Rainbow Magicland, adottando un animale del Bioparco e guardando quelli di Zoomarine, dove i primi 200 visitatori vestiti di verde entrano gratis. Voi cosa vorreste trascorrere questa giornata, come vorreste questo nostro pianeta e soprattutto cosa siete disposti a fare per averlo?
“Se cade un albero nella foresta e nessuno lo sente, fa rumore?” Sappiamo che tanti sofisti si divertono a litigare su questa domanda un po’ idiota (lo dico da filosofo), ma cosa succede se l’albero in questione cade in città, magari durante il week end, e qualcuno lo nota?
La risposta apodittica ed incontrovertibile è questa: l’albero rimane per terra. In mezzo al marciapiedi. E nessuno fa nulla, non dico per salvarlo, ma nemmeno per rimuoverlo.
Tutto questo succede in via Bari. Le foto ce le manda una nostra fedele lettrice, Fabrizia, che ci aveva già segnalato un’altra vicenda nel quartiere. Ci chiede come sempre cosa può fare. Che ha provato inutilmente a chiamare il Servizio Giardini. Tra Sabato e Domenica. “Al massimo si può lasciare un messaggio”. Forse meglio questo numero.
Dopo il freddo, la neve e il gelo, abbiamo capito una cosa in questa primavera sospesa dopo essere sbocciata con violenza. Il glicine si trova perfettamente a suo agio con tali sbalzi, mentre la bouganville soffre moltissimo.
Roma è un esplosione di fiori rosa e lilla, che grondano dai grassi rampicanti di glicine, e dagli alberi (stretti parenti) di Giuda, di cui già parlammo un anno fa.
La Wisteria (il glicine) è infatti sempre nella grande famiglia delle Fabaceae, che ha una bella resistenza alle intemperie. Gli alberi romani capitozzati da folli potature (per “messa in sicurezza”) non hanno sfregiato queste splendide fioriture. Per fortuna.
Ormai sono cittadini onorari. Ci bussano alla finestra, passeggiano per la strada. Figuriamoci se ci sorprende vederli anche alle Poste Centrali.
Stiamo parlando dei gabbiani, temibili frequentori dei tetti (e appunto non solo di essi) romani. In questo periodo particolarmente aggressivi perché in fase di corteggiamento e di progetti familiari.
Quello che dovrebbe invece cominciare a far riflettere è il ri-considerare certe architetture di cristallo. La grandi e suggestive vetrate a cielo aperto. Lucernai di grande effetto. Che diventano bagni pubblici perfetti e trasparenti per i nostri simpatici amici.

Grazie al nuovo protocollo d’intesa tra Campidoglio, Enel e Acea con 200 nuove colonnine per la ricarica delle auto elettriche la Capitale diventa un po’ più sostenibile? Ma per favore .. In una città che vive in mezzo al traffico, ha troppe auto, un servizio di trasporto pubblico inefficiente e una ciclabilità che fa ridere, puntiamo ancora sulla sostenibilità delle auto, per quanto elettriche?
Per la stima del Campidoglio nel 2013 avremo 1000 di queste autovetture, in una città che a settembre 2011 contava 2.777.979 di abitanti solo tra i regolari, continuerà a soffrire di carenze energetiche croniche e sul piano della mobilità abusa spesso del termine ’sostenibile’.
Intanto chi pedala in città, si batte per la ciclabilità e si ritrova tra i 15mila che hanno aderito su facebook alla campagna “Salviamo i ciclisti” insieme ad associazioni, sindaci e istituzioni, aspetta ancora che la manifestazione indetta a Roma per il 28 aprile riceva un autorizzazione che tarda ad arrivare…
Il Fantastico Mondo del Fantastico di Lunghezza a Roma, non è l’ultimo parco a tema inaugurato tra lustrini e paillettes, attori famosi e politici di turno; non stiamo parlando di strutture sul tipo di Zoomarine o Magicland, dove le dimensioni le raccontano i parcheggi ed i torpedoni che ci stazionano. Eppure nonostante questo, o forse proprio per questo, ieri io, mio marito e la mia piccola Ari, abbiamo passato una bella giornata nel parco del Castello di Lunghezza, all’insegna della meraviglia e la gioia; la meraviglia che si disegnava sui volti dei bambini, e la gioia delle mamme, che potevano tornare bambine in compagnia dei propri figli.
Ci ho pensato questa notte, e dovendo spiegare perché ci siamo divertiti, perché abbiamo passato 6 ore in famiglia, senza pensare a nient’altro che non fosse legato al piacere di stare insieme, provo ad usare qualche immagine, che forse rende più di tanti discorsi; una ambiente familiare, sicuro ed accogliente, un pic-nic tra gli spettacoli del parco, degli spettacoli sparsi nella campagna, bambini che ridono e si divertono, gli ohh di stupore, e gli ahhh del lieto fine, i flash dei papà che fissano la giornata, dei veri professionisti dell’intrattenimento per i bambini, degli artigiani del sorriso.
Ecco, forse quest’ultima frase vale più delle altre; degli artigiani del sorriso, degli attori che lavorano con il mestiere e di fantasia, e mischiano lo zabaione con il pistacchio, alice con pinocchio, i super-eroi con i gladiatori romani, riuscendo a far dimenticare, grazie alla loro bravura, le piccole imperfezioni e le carenze della struttura, e così alla fine non ti ricordi più dell’audio non sempre perfetto, o degli specchi un po’ vecchiotti, ma in mente ti rimane solo il sorriso beffardo di Zorro, le battute (dalla Sardegna) di Capitan Uncino, le movenze di Cat Woman, e il sorriso di mia figlia, che prima di addormentarsi in auto sulla via del ritorno, mi chiede “Ma ci torniamo un’altra volta?”.
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