Approfittando dell’estate e forse anche dei nostri suggerimenti per passeggiate, escursioni e week end in provincia, dai castelli al litorale, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi in lingue dialettali sconosciute e incomprensibili capaci di fornire un sapore decisamente diverso a cibi, luoghi ed atmosfere.
Per la gioia di quanti rimangono sempre piacevolmente sorpresi e incuriositi dalle diverse sfumature dialettali, la Provincia di Roma ha cofinanziato la pubblicazione di Castelli Romani e Litorale sud. Dialetto e poesia nella provincia di Roma, di Vincenzo Luciani e Riccardo Faiella, pubblicato da Edizioni Cofine.
Il libro inserito in una serie di Quaderni del Centro di documentazione della poesia dialettale Vincenzo Scarpellino che raccoglieranno i dialetti dei 120 Comuni del territorio provinciale, da Albano a Velletri, passato per Anzio e Nettuno, risulta una fonte preziosa per approfondire la conoscenza di vocaboli, grammatica, proverbi e modi di dire, ma anche poesie dialettali dei più noti autori castellani.
Per l’acquisto del volune (15euro) e ulteriori info. è possibile rivolgersi all’associazione di poeti Periferie.
A Ferragosto chiusi per ferie? Naaaa… Perché se è vero che la città si libera di tanti bacarozzi che bruciano al sole su qualche autostrada, restano le foto che ci avete inviato a luglio, e qualcuna arriva anche adesso. Intanto ringraziamo anche i colleghi di Autoblog, che ci hanno messo nella loro lussuosa vetrina.
La vittoria del mese scorso è stata un plebiscito. Quella Jaguar in mezzo all’incrocio, inviata da Annabella ormai è un cult. Senza rivali.
Anche stavolta abbiamo un favorito. Un altro bacarozzo-isola, questa volta pure sulle zebre: Una nera smart immortalata da Stefano “Jimmy3dita” Pepe, tra via Mantova e via Nizza. Direi che è in pole-position. Abbiamo un poi una bella serie che ci manda Clemente dal quartiere Flaminio, dove i suv si fanno il nido sui marciapiedi..
Ma anche il Range Rover in via Ripetta (da Marcos) e il solito furgone (Lucia) hanno ottime speranze di vittoria. Ora tocca a voi. E per le prossime candidature la mail di 06 è a vostra disposizione. Come il foglio da tergicristallo. Buon Ferragosto a tutti!

Una “battaglia”: così le due giornaliste del Wall Street Journal definiscono nell’articolo la lotta dell’amministrazione romana contro i graffiti. Una battaglia impari, almeno fino ad oggi, con gli incaricati che puliscono e i writer che imbrattano a stretto giro. Le autrici sono piuttosto equilibrate e riportano entrambi i punti di vista.
Da un lato chi non vuole che il Centro storico si trasformi in un museo all’aria aperta e vede nei graffiti una formula spontanea anche se aggressiva per ‘riprendersi’ la città. Dall’altro, cittadini esasperati e turisti delusi che speravano di trovare illesa la magia di monumenti e abitazioni e si imbattono invece in una sorta di paesaggio urbano che poco ha a che fare con l’immaginario ‘da cartolina’ che abitualmente associano alla Capitale.

Mentre i romani vanno in vacanza, gli animali di Roma si barcamenano come possono, tra Horse ambulance che arrivano e Pet ambulance che si fermano, campagne che caldeggiano vacanze a quattro zampe, la protezione animali che di occupa di quelle bestiali, e associazioni che si occupano degli esemplari più bisognosi.
La mia gatta (nella foto) va a caccia di fresco e prede, qualcuno si guadagna ‘l’osso’ presidiando il litorale di Ostia come bagnino, altri si trastullano con i loro padroni in spiagge attrezzate come il Baubeach Village di Maccarese, o il Villa Bau Village di Ponte Milvio, mentre gli abitanti del Bioparco si conquistano fama e cittadinanza con nomi da veri romani doc, l’ultimo cucciolo di zebra di Grant è ‘Righetto’, nome scelto tra quelli proposti dai bambini di tutto il mondo, compresi Cesare e Vuvuzebra.
Mentre la LAV utilizza le vacanze cinematografiche di Sansone, in sala dal 13 agosto, per scoraggiare gli abbandoni e promuovere la sua campagna di adozioni, i volontari e i cani dei canili comunali di Roma vi aspettano in piscina per persuadervi ad adottarli tra un gioco e uno spruzzo rinfrescante.

Un dato, prima di tutto: a Roma ce ne sono ancora 3807. Quasi quattromila cabine telefoniche, per lo più preda di atti vandalici e incuria. Nessuno le usa più, forse qualche supereroe in decadenza per cambiarsi d’abito e volare a stento sul cielo della Capitale. E’ difficile se non impossibile spiegare a chi è nato dopo l’avvento del cellulare cosa questi ‘totem’ hanno significato per tantissime generazioni.
Prima il passaggio dal gettone telefonico alle monete. Poi quello alle schede. Costruite in materiali diversi, il cambio di colori e forma negli anni ‘80. I tasti che non andavano quasi mai. Le chiamate rintanati nell’angolo più stretto, per non farsi sentire all’esterno, le file (sì: si facevano le file per telefonare) e i “Posso chiamare prima io? E’ urgente. Ci metto un secondo”. Gli scherzi e la cornetta lasciata a ciondolare.
In Spagna hanno addirittura pensato di trasformarle in punti per ricaricare le auto elettriche. Qui da noi invece, a volte sono la ‘casa’ di qualche senzatetto, altre veri e propri ‘vespasiani’. Un elemento del panorama urbano che stona ormai con tutto.

Il progetto «Provincia Wi-fi» cresce, insieme al numero di hot-spot installati, ovvero dei punti di accesso ad internet gratis e senza fili a disposizione dei cittadini previa iscrizione, saliti a 262 punti di accesso consultabili sulla mappa on line, che mirano a raggiungere le 500 unità entro la fine del 2010.
Dalle amministrazioni ai centri commerciali, dalle biblioteche alle università, dai parchi alle spiagge, dopo il Policlinico e nonostante la protesta dei Comitati romani contro l’elettrosmog che la reputano una scelta imprudente, irresponsabile e “dannosa” per la salute dei pazienti, la rete Wi-fi della provincia è arrivata anche negli ospedali capitolini Regina Elena e San Gallicano.
Quelli di Degrado Esquilino hanno già espresso il proprio punto di vista sulla ‘mentalità di tali comitati’, ma io pur vivendo connessa e per necessità e virtù ‘pro internet gratis’, ammetto che la cosa degli ospedali lascia un po’ perplessa anche me, visto che in teoria in luoghi del genere pieni di individui con problemi di salute si dovrebbe tenere spento anche il cellulare.
Cento in ospedale, senza distrazioni e compagnia, anche la noia è pericolosa, però quando finisci ‘a riposo forzato’ approfittarne per disintossicarsi un po’ anche dalla tecnologia non deve essere tanto male, anche se ci si sente un po’ soli e isolati .. no? Magari con un bel libro. Voi cosa ne pensate?
Foto: Flickr

Il dubbio ora è più che legittimo: cronista fortunato o abilissima mossa per lanciare due ‘personaggi’ pronti per l’ennesimo cinecocomero dei Vanzina? Innanzi tutto scopriamo che le due regazzette di Ostia si chiamano Romina Olivi e Deborah (”Co’ l’acca..”) Russo. La seconda è stata ’seccata’ due volte: ha sedici anni ed è in terza media.
SkyTg24 torna sul litorale romano (il servizio è dopo il salto) per vedere quali sono stati i risultati del video che ha fatto il giro d’Italia in pochissime ore. L’intervista è palesemente concordata in anticipo (con tanto di stuolo di amici de’ ‘a comitiva). Loro sembrano imbarazzate, ma neanche troppo. Per la domanda di rito non bisogna attendere molto.
“Vi piacerebbe lavorare nel cinema?”, la risposta è in perfetto stile bira e Calippo: “Ma magari ce cascano!”. A quanto pare ci sono già ‘cascati’, visto che è lo stesso Nicola Veschi, il giornalista che ha scoperto (inventato?) il tormentone a raccontare con la voce fuori campo che “I locali le chiamano per le ospitate”.

Mettiamo che l’inviato del TG di una nota emittente venga spedito a fare l’ennesimo servizio sul caldo e le spiagge. Mettiamo che arrivi a Ostia, meta popolare e sovrappopolata del litorale romano. Mettiamo che, microfono e cameraman al seguito, si imbatta in due ragazze e decida di intervistarle.
Mettiamo che le due ‘regazzette’ si esprimano secondo l’idioma locale. Il romano di oggi non è certo quello del Belli o di Trilussa, ma regala soddisfazioni . Il servizio va in onda e qualche anima buona decide che tutta l’Italia deve capire, che dobbiamo diffondere l’eleganza e la musicalità del “romano moderno”. Piazza il video su YouTube e ci aggiunge i sottotitoli in italiano corretto. Indovinate un po’ cosa accade?
Esatto: il filmato diventa un viral e le due “Ragazze di Ostia” iniziano a fare il giro della Rete. Migliaia di click per questo minuto di coattagine assoluta. Intendiamoci, si ride molto: “Cioè st’amo tipo a fa’ ‘a colla qua…” con i sottotitoli diventa “Stiamo sudando tanto, abbiamo la pelle adesiva…”. Però l’idea non è nuova (qualcuno si ricorda del dizionario romanesco della mitica Turbozaura?) e forse in tempi come questi, in cui i leghisti litigano a mezzo stampa con il capitano della ‘magggica’, non è così intelligente accentuare troppo le differenze regionali. E poi, diciamocelo: “Nun se pònno senti’!” :)
(Il video, dopo il salto)
Continua a leggere: Romani de Roma: il video "Ragazze ad Ostia"
Luglio col male che ti voglio. Nemmeno il caldo ci esenta dall’insopportabile spettacolo del bacarozzo de fero che infesta le nostre strade. Allora via alle nuove candidature. A Giugno vince facile la Volvo Corpo Diplomatico (ribattezzato Cretino Demente dalla fotografa).
Di Volvo in Volvo (a fine anno faremo anche un bilancio sulle marche), stavolta mettiamo fra i favoriti questa in via Gregorio VII (segnalata da Tetzu) che fa parte della categoria “genio geometrico”. Cioè quelli che lasciano la macchina praticamente in mezzo alla strada, e se ne vanno. Guardate il furgoncino a via di villa Patrizi. Non è fermo al semaforo, no, è proprio parcheggiato!
Ma imbattibile è la Jaguar a Corso Trieste, ce la manda Annabella. La macchina è nell’epicentro dell’incrocio. Vuota. In esposizione. Operazione di marketing? Del resto, in fatto di dimensioni, i bacarozzari fanno sempre i modesti. Mercedes (Dataria, segnalata da Gabro), BMW (Angelo Brunetti, segnalata da Bruno), e Alfa (Sallustiana, segnalata da Riccardo) ne sono un tipico esempio. Secondo loro dove passano gli altri?
Infine ottime probabilità di vittoria le hanno i soliti della “fantasia al parcheggio”, come quello tra via Casilina e via Gallarate che ci manda Samuel (come sarà uscito? Dagli sportelli posteriori?). O la Micra (foto di Teresa) sul Lungotevere, che crede di essere una Smart (che nemmeno ci stava!). Via al netvoto. Per il mese prossimo, se non partite, mandate a suggerimenti@06blog.it. Ecco il foglio di candidatura.
Probabilmente per molti questo nome non significa molto. Si tratta di un antichissimo negozio per animali del centro storico. Mendillo. Per anni è stato a via Frattina, poi si spostò, di poco, a via della Mercede, dove tutt’ora si trova.
Caro, antipatico, è tuttavia una sorta d’istituzione fra i possessori di animali domestici della zona. Sull’insegna leggiamo 1876, praticamente Roma Capitale (!). Mendillo non chiude, ma probabilmente se ne va. Pare che si sposti di nuovo, ma questa volta per emigrare lontano dal tridente che trita tutto ciò che non sia moda o politica.