
Un angolo di Africa nel cuore di Trastevere. Un luogo unico in città dove chi ama la cultura del Contenente nero, ma anche i suoi prodotti artigianali, può trascorre un’oretta piacevole a sfogliare un libro comodamente seduto, oppure passare velocemente per regalarne un’altro a se stesso o ad un amico o per acquistare una borsa colorata di stoffa, un cesto intrecciato, un mobiletto in legno rigorosamente artigianale.
Su 06blog vi avevamo già segnalato alcuni eventi legati a questo posto, ma non avevamo ancora mai recensito questa libreria in maniera completa. Oggi, dunque, saniamo la lacuna parlandovi più diffusamente di Griot, forse l’unica libreria di Roma specializzata in narrativa e saggistica africana.
La libreria Griot, che come si è capito è anche un piccolo emporio di prodotti artigianali, ha come obiettivo dare voce e visibilità alla cultura africana a 360 gradi. Qui potrete trovare in vendita libri di autori africani introvabili altrove, ma anche volumi fotografici e di reportage sul continente più misterioso del mondo e sul Medio oriente. Letteratura, arte ma anche scambi culturali e linguistici: Griot organizza spesso presentazione di libri e, con cadenza regolare, laboratori di scrittura e di lingua. In programma corsi di arabo, swahili, somalo, persiano, ed amarico. Presente anche una piccola caffeteria. Qui altre info.
Foto: Flickr

C’è un piccolo e nuovo negozio d’abbigliamento, nel cuore di Trastevere, che merita di essere segnalato. Piacerà a chi usa solo le t-shirt, a chi ama uno stile “street fashion” ed ai tanti backpackers romani. Si chiama Ourbrandiscrisis, locale minimalista e colorato dove si trovano decine di magliette in vendita, tutte a 20 euro, contraddistinte da disegni alternativi e messaggi “contro”.
Ourbrandiscrisis vende quelle magliette che di solito si trovano nei luoghi d’incontro per eccellenza dei backpackers: le bancarelle di Camden Town a Londra, Kao San Road a Bangkok, i mercatini sulle spiaggie di Goa in India, o i negozietti dell’East Village di New York e quelli di Prenzlauer berg a Berlino. In vendita ci sono t-shirt di brand alternativi come Realize o Nerd’s ma anche qualche accessorio molto interessante a partire da coloratissime borse di cotone.
Il negozio ha aperto da un mese in via di ponte Sisto 78, a pochi metri da piazza Trilussa. Come molti negozi di Trastevere potrete trovare aperto Ourbrandiscrisis anche la sera, dopo l’aperitivo. Questi gli orari di apertura: lunedì dalle 16.00 alle 22.00. Da martedì a sabato dalle 11.00 alle 22.00 e domenica dalle 19.00 alle 22.00. Qui la pagina Facebook, qui altre foto ed info.

Il nome e l’ambiente raffinato ed elegante farebbero credere di essere al centro di Parigi, invece siamo nel cuore più romano de’ Roma che nun se po’: Trastevere. Nonostante le aspirazioni oltralpine, infatti, questo ristorante non tradisce le sue origini, proponendo un menu davvero italiano, con discrete puntate nella romanità, dalle puntarelle all’arzilla, fino al buon vecchio carciofo alla giudìa che da Paris si vantano di avere disponibile ogni giorno dell’anno, chissà poi come fanno…
Il modo migliore di godersi una bella cena qui è sedere a uno dei tavoli all’aperto sulla storica piazza San Calisto, ben protetti dal traffico, perché le sale interne, pur molto belle, personalmente mi comunicano una certa serietà che può sfociare in soggezione, mentre l’atmosfera di una cena riuscita, romantica o amicale che sia, deve essere calda e accogliente.
Nell’attesa del resto della famiglia sorseggiamo un ottimo prosecco, già seduti a tavola e quasi intrappolati nell’apparecchiatura un po’ da matrimonio che usano qui e che dà un attimo fastidio se per terra ci sono i sampietrini.
Quando siamo tutti comodi, iniziano le danze che data l’occasione da festeggiare, saranno tutte danze ‘marinare’, cioè a base di pesce. A chi piace e si fida, suggerisco il piatto di crudità della casa, davvero ricco di carpacci e crostacei, oppure la tartare con avocado, un accostamento classico e perciò sempre vincente.

“Casetta de’Trastevere, casa de mamma mia, tu me porti via la vita appress’a te.
Tutti li sogni cascheno, mattone pe’mattone e ’n mezzo ar porverone già non te vedo piú…”.
Oggi per me è una di quelle giornate in cui la penna s’intinge nel calamaio della nostalgia e in cui non si può che scrivere con l’inchiostro del ricordo… sapete quando vi capita di guardare la vostra città con gli occhi della malinconia, frugarne gli angoli e non trovarvi più quello che cercavate, quello che una volta vi dava gioia e certezza…
Ecco, oggi voglio parlarvi del mio quartiere, Trastevere, ma non di quello che è ora e che tutti potete vedere, ma di quello che era una volta, un’immagine che condividono tutti coloro che viaggiano sulle 30 primavere (chi più chi meno), mentre per gli altri sarà un tuffo, spero piacevole, in una Roma sparita non poi da troppo tempo.
Quando ero piccola viale Trastevere era davvero un viale, che a noi bambini pareva immenso: niente spartitraffico e corsie riservata al tram, che pure c’era, ma non era l’8, bensì il 3, a sua volta erede di un’antica circolare che faceva il giro della città. E in effetti, quando i bus turistici aperti erano ancora di là da venire, noi romani avevamo già capito tutto: ricordo il lungo viaggio di 2 ore con mamma a bordo del 3 quando veniva a trovarci qualcuno da fuori, per fargli avere un panorama completo della città, lo stridìo familiare dei freni fermata dopo fermata, dalla stazione Trastevere alle Belle Arti, passando per Piramide, il Circo Massimo, San Giovanni, Porta Maggiore, San Lorenzo, la città universitaria, i Parioli e lo zoo, che ancora non era il bioparco.
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Questo ristorante a Roma, e non solo nel centralissimo rione dove si trova, è una vera e propria istituzione: vuoi per il fatto che esiste, ininterrottamente, dal 1922, vuoi perché sorge in un sito riconosciuto di pregio storico, vuoi per l’ottima cucina creativa che offre, è un indirizzo che molti romani, negli anni, hanno dimostrato di conoscere e amare.
E non solo gli italiani: se andrete una sera a cena all’Antica Pesa, infatti, vi troverete circondati da stranieri eleganti, per lo più americani, che si gustano un italianissimo piatto di spaghetti beandosi del suggestivo ambiente dal quale sono circondati.
In effetti già appena entrati ci si rende conto che questo non è un ristorante qualunque, ma un posto che fa ogni tipo di sforzo per farti sentire nel salotto di casa. E ci riesce. Le sale in cui è articolato sono piuttosto originali, con pareti che si dividono tra affreschi old style e dipinti ‘picassiani’, singolari finestre tondeggianti, qualche statua di bronzo e un camino. Perché qui dove quel che arriva in tavola è arte, deve esserlo anche tutto ciò che c’è intorno.
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Trastevere di giorno è sempre una bella scoperta… oppure una riscoperta, a seconda delle vostre frequentazioni. Anche con l’afa di questi giorni, infatti, potrete trovare un’oasi di pace e di tranquillità (ma solo di giorno, eh?!) nell’angolino più remoto del rione, alle spalle del cinema Reale per intenderci, dove si apre la trattoria di tradizione La Gensola.
L’ambiente è rustico e piacevole, come nelle migliori trattorie romane, e nella sala dove ho pranzato io campeggia una singolare scultura terra-cielo che rappresenta un albero in legno chiaro, con tanto di rami e foglie.
Il servizio è rapido, gentile e impeccabile, proprio di quelli che ti fanno sentire un re, a tuo agio, quasi meglio che a casa tua! Ma non potrebbe essere altrimenti in un ristorante che ha come filosofia di base una tavola imbandita che simboleggia una vera e propria dichiarazione di affetto per qualcuno! E questo vale anche per i clienti.
La madonna del carmine a Trastevere di emanuelbis
Dal 1535 ad oggi la città eterna attraversata dal Tevere e dai suoi barcaroli ha sacrificato sull’altare della capitale cosmopolita l’essenza di molte tradizioni popolari, ma il fervore mariano per la Madonna del Carmelo (o del Carmine) e i festeggiamenti estivi rivolti alla vergine fiumarola de’ Noantri sembrano voler resistere.
La statua della Madonna protettrice dei Trasteverini, che le abili maglie tessute dalla tradizione, Sacra & Profana per vocazione, hanno rinvenuto in mare e donato ai frati Carmelitani della chiesa di San Crisogono, ancora va in processione in barca e tra i vicoli del rione romano accompagnata da inni, canti e festoni.
Negli anni il trasporto del robusto baldacchino per portare in processione la Madonna è passato dalla compagnia dei “vascellari” (i vasai, che creavano i boccali di terracotta e le brocche per servire il vino nelle osterie), dei “pescivendoli”, e dei “cicoriari” (raccoglitori stagionali di cicoria) a quello dei confratelli dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di santa Maria del Carmine estratti a sorte.

Ai Marmi, l’Obitorio: ha tanti nomi, che sono tutti varianti su un unico tema, questa pizzeria che, affacciata proprio sulle luci del viale, a Trastevere è un’istituzione, proprietà della famiglia Panattoni che se l’è tramandata di generazione in generazione fin dal 1942.
E da allora, oltre a non essere cambiato (quasi) nulla all’interno del locale (fuori sì, perché i tavoli sono sempre di più e sempre più vicini, in maniera perlomeno sospetta), non è cambiata la qualità pur nella sua semplicità, dell’offerta, né la velocità del servizio e addirittura neppure i prezzi, euro permettendo.
E così qui ci si riesce ancora a sfamare con una pizza, una birra e il lusso di qualche frittino romano, senza sganciare più di 18 euro, evento più unico che raro, almeno all’interno dell’anello ferroviario. Certo, qualche rinuncia tocca farla: questa pizzeria (a proposito: il soprannome ‘ai Marmi’ sembra le sia stato affibbiato addirittura da Pasolini) non è certo l’ideale per chi voglia far colpo su qualcuno o semplicemente miri a godersi una bella cena in relax.
Continua a leggere: Roma arDente: pizzeria Panattoni a Trastevere

Un nome curioso, questo A’ Ciaramira, che forse stona un po’ tra i vicoletti di un quartiere de Roma che più romano nun se po’, vista l’evidente influenza meridionalistica e del quale, perciò, chiediamo subito origine e motivazione. Il mistero è così svelato: la ‘ciaramira’ è il termine del dialetto ragusano per indicare la ‘tegola’, ma, sconosciuto alla maggior parte dei siciliani (compresa mia madre), appare immediatamente chiaro, invece, ai calabresi, come ci spiega l’attuale gestione del ristorante, che, tra l’altro, il nome l’ha soltanto ereditato.
Disquisizioni etimologiche a parte, in questo ristorante l’ambiente è piccolo e raffinato, accogliente, con le sue volte a botte al soffitto, le pareti di color giallo tenue coperte da invitanti cantinette cariche fino allo stremo delle forze, i tavoli tondi e apparecchiati in maniera elegante, con tovagliame immacolato e lungo fino ai piedi, sotto il quale accomodarsi in soffici poltroncine di stoffa.
Insomma: è il posto tipico che dovete scegliere se l’intenzione è quella di fare colpo su una ragazza, sul capo, sui vostri suoceri, ovviamente a patto che amino il pesce (per il resto il menu è un pochino scarso)… e la cucina vi aiuterà senza ombra di dubbio e, tra l’altro, senza obblighi di ‘attufamento’.

L’abbiamo più volte celebrato anche noi e non potevamo fare altrimenti: Frontoni, a Trastevere, è un’istituzione. Uno dei luoghi dove la sosta è d’obbligo. Bar, forno, tavola calda: chi non ha mai mangiato le sue pizze farcite non sa cosa si è perso. Parliamo al passato perché la triste notizia per i buongustai (diciamolo senza troppi giri di parole: per tutti quelli che amano questa città) è che lo storico forno aperto dal 1921 chiuderà i battenti a gennaio 2011.
Proprio così: con l’arrivo dell’anno nuovo, niente più “Frontoni…dal 1921“. Motivo? Il più banale. L’azienda è da sempre a conduzione familiare e gli eredi “non ci hanno seguiti, ne abbiamo otto tra i 30 e i 40 anni, tra me i miei due fratelli e mio cugino, che lavora con noi e che per noi è come un altro fratello. Ma hanno fatto un’altra strada e hanno fatto bene.” dice Giuseppe Frontoni, uno degli attuali gestori.
In quel “…e hanno fatto bene” si legge un po’ di amarezza. Confermata da un’altra frase: “per raggiunti limiti d’età, dopo 45 anni di lavoro e non avendo più stimoli a dover continuare la cosa finisce qui”. Colpa - secondo i proprietari - anche di una scarsa attenzione da parte delle istituzioni che li obbligano spesso a fronteggiare da soli ambulanti, mendicanti e ogni sorta di difficoltà derivata dal caos antistante il negozio.