
L’anno scorso era un serpente a sonagli: si aggirava per la pineta di Castelfusano ad Ostia, minacciando gli avventori. Il Cites, il corpo della Guardia Forestale che si occupa di specie in via d’estinzione, era intervenuto immediatamente. Lo catturarono due settimane più tardi, senza narcotizzarlo o fargli del male.
Quest’anno invece è la volta di un boa constrictor. Lo ha avvistato la signora Eleonora Tosti, nel giardino della sua casa in via dei Villini. Immediata la segnalazione e una tecnica antica per scoprire dove si nasconde: farina sparsa a terra, specialmente in prossimità della pelle ritrovata dopo il cambio della muta.
Per immobilizzarlo si tenterà di utilizzare della colla, anche se l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Roma fa sapere che potrebbe essere dannosa e danneggiare irrimediabilmente l’animale. Quello viene da chiedersi è il perché questi animali saltino fuori solo d’estate.
Continua a leggere: Dopo il serpente in pineta, il boa ai villini: l'Estate romana dei rettili

Il dubbio ora è più che legittimo: cronista fortunato o abilissima mossa per lanciare due ‘personaggi’ pronti per l’ennesimo cinecocomero dei Vanzina? Innanzi tutto scopriamo che le due regazzette di Ostia si chiamano Romina Olivi e Deborah (”Co’ l’acca..”) Russo. La seconda è stata ’seccata’ due volte: ha sedici anni ed è in terza media.
SkyTg24 torna sul litorale romano (il servizio è dopo il salto) per vedere quali sono stati i risultati del video che ha fatto il giro d’Italia in pochissime ore. L’intervista è palesemente concordata in anticipo (con tanto di stuolo di amici de’ ‘a comitiva). Loro sembrano imbarazzate, ma neanche troppo. Per la domanda di rito non bisogna attendere molto.
“Vi piacerebbe lavorare nel cinema?”, la risposta è in perfetto stile bira e Calippo: “Ma magari ce cascano!”. A quanto pare ci sono già ‘cascati’, visto che è lo stesso Nicola Veschi, il giornalista che ha scoperto (inventato?) il tormentone a raccontare con la voce fuori campo che “I locali le chiamano per le ospitate”.

Mettiamo che l’inviato del TG di una nota emittente venga spedito a fare l’ennesimo servizio sul caldo e le spiagge. Mettiamo che arrivi a Ostia, meta popolare e sovrappopolata del litorale romano. Mettiamo che, microfono e cameraman al seguito, si imbatta in due ragazze e decida di intervistarle.
Mettiamo che le due ‘regazzette’ si esprimano secondo l’idioma locale. Il romano di oggi non è certo quello del Belli o di Trilussa, ma regala soddisfazioni . Il servizio va in onda e qualche anima buona decide che tutta l’Italia deve capire, che dobbiamo diffondere l’eleganza e la musicalità del “romano moderno”. Piazza il video su YouTube e ci aggiunge i sottotitoli in italiano corretto. Indovinate un po’ cosa accade?
Esatto: il filmato diventa un viral e le due “Ragazze di Ostia” iniziano a fare il giro della Rete. Migliaia di click per questo minuto di coattagine assoluta. Intendiamoci, si ride molto: “Cioè st’amo tipo a fa’ ‘a colla qua…” con i sottotitoli diventa “Stiamo sudando tanto, abbiamo la pelle adesiva…”. Però l’idea non è nuova (qualcuno si ricorda del dizionario romanesco della mitica Turbozaura?) e forse in tempi come questi, in cui i leghisti litigano a mezzo stampa con il capitano della ‘magggica’, non è così intelligente accentuare troppo le differenze regionali. E poi, diciamocelo: “Nun se pònno senti’!” :)
(Il video, dopo il salto)
Continua a leggere: Romani de Roma: il video "Ragazze ad Ostia"
Edizione speciale di 06 zoom, il teleobiettivo del blog, per documentare un tardo pomeriggio con gli occhi rivolti al cielo di questo sadico Luglio. Perché ci avevano promesso se non la pioggia, almeno un po’ di copertura dal sole, e soprattutto un po’ di calo della calura.
Macché, l’unico spettacolo sono state appunto le nuvole. Sempre più bizzarre, quasi impressionanti. Poco comuni per il cielo romano, sebbene negli ultimi anni stiamo imparando a frequentarle, senza cadere più nell’illusione chimica. Quello che più colpisce è notare come la cupola schermante della cappa d’afa metropolitana, le disciolga spietata.
Continua a leggere: 06 zoom - Nuvole atomiche e meduse di vapore nel cielo di Roma

Che nessuno si offenda stavolta. Siamo nella rubrica ironica di 06 blog. E’ solo un gioco di parole, capitato per caso, per strada, di sera. Si tratta dell’insegna dell’Hotel Accademia, a due passi da Fontana di Trevi. La “E” e la “L” si sono spente, e da lontano, nella notte, con l’affresco di quelle luci blu paradiso, il titolo è più che mai paradossale: “HOT Accademia”. Roba da farci una Università. A Las Vegas…
Peccato non essere riuscito a riprendere la scena. In realtà può essere capitato a molti di noi, non è certo un caso eccezionale, eppure solo dopo pochi minuti fai mente locale di quello che hai visto, che la dice lunga sulla realtà dei controsensi in cui viviamo.
Ero a via Tomacelli ad un bancomat. Accanto a me sentivo petulare qualcuno al cellulare, con la coda dell’occhio ho notato che era una donna inginocchiata che chiedeva l’elemosina, o meglio, era in pausa telefonino. Quando ho realizzato finalmente la situazione paradossale ho cercato di immortalarla.
Se notate nel mini video la donna ha appena infilato con la mano sinistra qualcosa in tasca. E’ il telefonino. Poi riprende a mendicare, come se nulla fosse, e considerando l’assenza di stupore dei passanti, aveva probabilmente ragione. Nulla di strano.

Tutti conoscono l’usanza di lanciare una monetina nella Fontana di Trevi (c’è chi lo fa davanti, chi da dietro la spalla destra, chi dietro la sinistra), atto che permette di assicurarsi, secondo le credenze, fortuna o semplicemente la possibilità di tornare a Roma almeno un’altra volta nella vita.
Pochi sanno però, che questo rito scaramantico arricchisce la Caritas e le permette di mandare avanti l’Emporio, un supermercato aperto al Casilino tre anni fa in cui possono fare la spesa gratuitamente i senza tetto e ora, con la crisi, anche le famiglie che non arrivano a fine mese.
La generosità inconsapevole di turisti ed eterni romantici, infatti, frutta circa 700mila euro all’anno, raccolti dagli operatori dell’Acea che ogni mattina all’alba si calano nell’acqua e aspirano con le pompe. Ne vengono fuori diversi sacchi: ognuno contiene 10 kg di monete e un raccolto medio giornaliero in bassa stagione è di 50 kg, più o meno 1500 euro. Vedrete che i conti tornano.
Continua a leggere: Fontana di Trevi: le monetine fruttano 700mila euro l’anno

Per una volta parliamo di uno stereotipo sulla nostra città che ci piace vedere assecondato. Quell’immagine di “Vacanze Romane”, lo storico film di William Wyler con Gregory Peck e Audrey Hepburn, in cui i due girano Roma a bordo di una Vespa. L’immagine è ormai Storia: immortalata tanto su poster e cartoline, quanto nell’immaginario collettivo.
Molte le agenzie di noleggio che hanno ‘preso in prestito’ l’idea. Tour della Capitale in stile vintage con l’indispensabile autista al seguito (non saranno l’impacciata Audrey Hepburn o il prestante Gregory Peck, ma non vorrete mica mettere in mano a un ignaro turista una ‘bellezza’ d’epoca per di più nel traffico capitolino?). Una durata complessiva media dalle 3 alle 4 ore e la possibilità di scegliere tra Vespa e Lambretta (ma c’è chi mette a disposizione anche la Fiat 500 e persino l’Ape).
“Roma non è stata costruita per taxi e autobus ma per bighe, carrozze e Vespe”, recita furbescamente uno degli slogan. Il servizio infatti è anche utile per districarsi tra i vicoli e gli angoli di Roma dove taxi e pullman non riescono ad arrivare. Il servizio non è propriamente economico (tra i 130 e i 150 euro a persona), ma romanticismo, agilità e l’inusuale punto di vista valgono la spesa. Lo spezzone che trovate dopo il salto, invece, è il ‘mito’ e quello è senza prezzo.
Continua a leggere: Vacanze Romane: girare la Capitale in Vespa e Lambretta

Un romeno 36enne, in piena mattina, colto da un improvviso raptus, ha cominciato a denudarsi proprio di fronte all’Altare della Patria, con lo scopo di immergersi in una delle fontane che decorano i lati della scalinata che conduce alla Tomba del Milite Ignoto. Fermato dai Carabinieri di vigilanza, è stato condotto nel Reparto di Psichiatria di un ospedale romano. Ma senza troppe speranze di trattenerlo.
Nel pomeriggio, di fatti, l’uomo è fuggito, per riguadagnare piazza Venezia, stavolta con l’obiettivo di spogliarsi degli abiti più vicino ai giardinetti. Ancora una volta è stato acciuffato dai militari in servizio nella piazza e ricondotto in osservazione.
Le temperature che salgono fino a 21/22 gradi centigradi; la rabbia per un’altra giornata da trascorrere nell’amarezza, nella consapevolezza di non sentirsi adeguato alla vita, soprattutto in una città apparentemente accogliente e magnifica come Roma. Magnifica per tutti, ma poi, per alcuni, scostante come e più di come lo sono tante altre, magari meno antiche di Roma e meno fondate - come essa è - sulle commistione fra più popoli e nazioni.
Da brava bambina cresciuta a suon di etica ludica da tavolo, con le speculazioni edilizie del Monopoly, le tattiche belligeranti di Risiko o gli schemi di squadra del Subbuteo, una strana devozione mi spinge a seguirne le progressive evoluzioni nel corso del tempo, dal dissacrante Vatican: The Board Game allo spregiudicato Monopoly Deal, fino alle recenti metamorfosi del Monopoly.
Dopo la nuova edizione di Monopoly fedele a quella del 1937 a cominciare dal nome, con la Y finale, accompagnata dal primo Torneo Italiano Ufficiale, e aver fantasticato di edificare in zone proibitive di Roma con Monopoly City Streets portato online con Google Maps, il mitico gioco della Hasbro sfornerà una nuova versione Made in Italy.
Niente più Vicolo Corto e Parco della Vittoria da conquistare ed edificare nel nuovo Monopoly Italia ma le 22 città, piccoli centri, aeroporti o isole del Bel Paese scelte da una sorta di referendum popolare on line.